Web 2.0 vs. Facebook

Lady Greenfield, neuroscenziata e professore di farmacologia delle sinapsi ad Oxford, ha dichiarato ad una commissione della House of Lords alcune allarmanti considerazioni sugli effetti dei social network sulla psiche, in particolare dei più giovani.

Di seguito, alcuni passaggi significativi estratti dall’intervento audio.

  • Il governo e il parlamento non hanno ancora prestato l’attenzione dovuta ai cambiamenti indotti nella mente dall’esperienza dei social network come Facebook e Bebo.

    I social network offrono un’esperienza svuotata di ogni coerenza narrativa e di significato profondo. La conseguenza è che la mente del 21esimo secolo è pressocché infantilizzata, caratterizzata da tempi d’attenzione ridotti, tendenza al sensazionalismo, incapacità di partecipazione empatica e da un debole senso dell’identità”.
  • Se il cervello giovane è esposto dal suo inizio ad un mondo basato sul modello dell’azione-reazione veloce (…), questi cambiamenti così bruschi lo formeranno perché esso operi sulla stessa scala temporale. E forse nel mondo reale tali risposte non si verificheranno con tanta immediatezza e allora è possibile che si osservi l’insorgere di un disturbo di deficit dell’attenzione.
  • Potrebbe essere d’aiuto indagare se la pressocché totale immersione della nostra cultura dentro un mondo di tecnologie dello schermo possa essere esser messo in relazione con l’avvenuto incremento di tre volte nelle prescrizioni di farmaci contro l’iperattività derivante da disturbo del deficit di attenzione”.
  • L’acuta dipendenza dal soddisfacimento concreto e immediato può esser posto in relazione con l’analogo funzionamento di quei sistemi cerebrali che giocano un ruolo nella creazione della dipendenza da droghe. Così non dev’essere sottovalutato l’elemento del piacere nell’interagire con uno schermo, quando ci arrovelliamo sul perché sia così attraente per i giovani.

Personalmente mi trovo abbastanza d’accordo, ma non nel taglio allarmistico. La società sta cambiando, questo è un dato di fatto. Per le nuove generazioni, quelle native digitali, velocità e interattività rappresentano il pane quotidiano, la dieta digitale.

Ma chi ci dice che la dieta digitale fa dimagrire il cervello?

Non sono i social network ad aver avviato questo processo, neanche Internet, è stata la televisione, anzi la telecomunicazione, anzi i trasporti. La telematica, infatti, si puà descrivere come l’industria dei trasporti che fa muovere le informazioni.

La televisione però non trasporta le persone, le immobilizza davanti allo schermo. Sono i contenuti a viaggiare sempre più velocemente, a bombardare le nostre case e la nostra testa. In questa direzione primeggia la pubblicità che è via via più veloce, piena di messaggi, luci, movimenti, concetti. Oggi milioni di telespettatori restano incollati allo schermo tutte le sere, con la bocca aperta, inermi di fronte a contenuti ogni giorno più trash, kich, pulp, unreal, surreal, extreme, demential, ecc.

Con Internet, con il web 2.0 e con i social network, le persone possono scegliere, interagire e partecipare sia come spettatori, perchè commentano e giudicano, sia come autori, perchè generano e condividono i propri contenuti.

Anche la pubblicità su Internet sta diventando interattiva, divertente, partecipativa.

A dire il vero i social network generalisti, come Facebook, Bebo, MySpace, ecc. non sono veranmente web 2.0 oriented. A conferma di questa tesi, invito a buttare un’occhiata a questa quotata statistica dei 15 siti web 2.0 più popolari ed apprezzati dal popolo di internet. I social network generalisti non figurano. Il titolo del link, non a caso, è user-generated-content.

Qual è il contenuto web 2.0 di Facebook?

IMHO il suo contenuto è fatto prevalentemente di relazioni, contatti, aggregazioni, sostenitori, fans, followers. E’ fatto quindi di persone e reti di persone. E non è poco.

Il limite di Facebook, al quale indirettamente indirizza anche l’illustre neuroscienziata, si manifesta quando le reti intorno al singolo individuo si espandono eccessivamente, perchè diventano incontrollabili e inutili, almeno se non fai business. I super veloci ed immediati mini-feed di Facebook, che statisticamente si pongono al primo posto tra gli interessi dei suoi utenti, si trasformano via via in anonime e noiose scocciature.

Lady Greenfield allora suggerisce di ritrovare il senso della misura, la misura delle relazioni, per riscoprire il valore di una comunicazione più profonda ed intima, e quindi più interessante.

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